domenica 1 luglio 2018

Laboratorio "Homo Migrans"



Comitato Provinciale di Pavia








LABORATORIO
“HOMO MIGRANS”
realizzato da Progetto Con-Tatto
membro di RTI Muro Maestro Ente Gestore SPRAR Pavia
in collaborazione con ANPI Comitato Provinciale di Pavia e Progetto SPRAR PAVIA


Questo laboratorio mira a scomporre ed esplorare le migrazioni e i concetti di viaggio, identità e appartenenza; attraverso l'analisi delle rotte migratorie, gli alunni saranno condotti a scoprire quali sono le ragioni che spingono uomini e donne a lasciare la propria casa, i propri affetti e tutto quello che è parte della propria storia personale per approdare in una terra sconosciuta e lontana, scegliendo anche di percorrere tragitti di terra o di mare impervi e pericolosi.
Gli alunni avranno dunque la possibilità di analizzare le esperienze migratorie che stanno caratterizzando i nostri tempi modificando gli assetti politici europei, e comprendere le tappe del percorso di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale.

Obiettivi specifici di apprendimento e formativi:
  • Facilitare la comprensione dei fenomeni migratori e degli aspetti legati all’interculturalità;
  • consolidare i percorsi di educazione interculturale e di educazione alla cittadinanza mondiale;
  • favorire la conoscenza di paesi, culture e lingue differenti;
  • conoscere il sistema di accoglienza e protezione dei richiedenti asilo e rifugiati presente sul territorio provinciale (Progetto S.P.R.A.R.).

giovedì 21 giugno 2018

Il censimento dei rom è legale?


Ricordando che "la costruzione ad arte del nemico" è una scelta politica ed ideologica, uno strumento potente delle politiche nazionaliste e sovraniste, parenti strette del nuovo fascismo, proponiamo l'articolo pubblicato da la rivista Internazionale in data 18 giugno 2018.


Il 18 giugno il ministro dell’interno Matteo Salvini ha annunciato un censimento su base etnica dei rom in Italia, suscitando molte critiche, ma raccogliendo anche molto consenso nell’opinione pubblica in un paese in cui l’antiziganismo, cioè il discorso di odio verso i rom, è molto diffuso. Il ministro del lavoro Luigi Di Maio ha subito preso le distanze dal suo alleato di governo e ha detto: “Se è incostituzionale, non si può fare”.

Mentre Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio, ha chiarito che “una schedatura su base etnica è vietata in Italia”, Salvini su Twitter ha ribadito la sua volontà di andare avanti con il progetto, su cui i funzionari del ministero starebbero già lavorando.

Molti politici e analisti hanno sottolineato che il censimento di un gruppo di persone, in base alla loro etnia, evoca pagine nere del passato, come la circolare dell’8 agosto 1926 quando il ministro dell’interno del governo guidato da Benito Mussolini ordinò “l’epurazione dal territorio nazionale delle carovane di zingari”, oppure la schedatura degli ebrei che ottant’anni fa coincise con
l’approvazione delle leggi razziali. In una sola frase, insomma, il ministro dell’interno ha espresso tre concetti controversi: la possibilità di fare un censimento su base etnica, l’espulsione dei rom irregolari e il discorso discriminatorio verso i rom italiani.

Le norme violate
Il censimento su base etnica dei rom è contrario innanzitutto all’articolo 3 della costituzione italiana che stabilisce: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Inoltre viola una serie di norme internazionali tra cui: gli articoli 6-7-8 della direttiva europea sui dati personali, in particolare l’articolo 7 che stabilisce che è vietato “il trattamento di dati personali che rivelino l’origine razziale o etnica”. La schedatura è contraria inoltre agli articoli 8 e 15 della Convenzione europea dei diritti umani (Cedu).

giovedì 14 giugno 2018

L'antibellicismo nel pensiero di Giacomo Matteotti

Pubblichiamo i testi degli interventi al convegno sul pensiero di Giacomo Matteotti del 30 maggio scorso, tenutosi presso l'Almo Collegio Borromeo di Pavia, curato da Jaka Makuc.

Il primo intervento è di Vittorio Poma, presidente della Provincia di Pavia.


"Chiedo scusa a tutti per la mia assenza, dovuta a un impegno di lavoro cui non ho potuto sottrarmi. Ma, per il mio sentire, la iniziativa, maturata in questi mesi, di cui Annalisa mi ha raccontato il profilo e l’impostazione, è davvero troppo coinvolgente per non suscitare il desiderio di mandarvi almeno il mio saluto e l'augurio di buon lavoro.
Voi dichiarate ogni giorno di volere ristabilire l’autorità dello Stato e della legge. Fatelo, se siete ancora in tempo; altrimenti voi sì, veramente, rovinate quella che è l’intima essenza, la ragione morale della Nazione. Non continuate più oltre a tenere la Nazione divisa in padroni e sudditi, poiché questo sistema certamente provoca la licenza e la rivolta. Se invece la libertà è data, ci possono essere errori, eccessi momentanei, ma il popolo italiano, come ogni altro, ha dimostrato di saperseli correggere da sé medesimo….”.
Mentre le interruzioni da destra continuano, e, di momento in momento, crescono in protervia, Giacomo Matteotti si avvia a concludere.
Sarà questo il suo ultimo intervento parlamentare.
Esso suona come l’estremo addio al popolo italiano cui, proprio nelle ultimissime battute, Matteotti si rivolge mandando il proprio “alto saluto” e rivendicandone “la dignità” [cit. “al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità”], in esatto contrappunto al berciare scomposto dello squadrismo criminale.
Ecco, io credo che oggi, in questa stagione lacerata, in questo Paese che rischia la frattura, sia di particolare efficacia ritornare con il pensiero al pensatore socialista e lavorare – lo chiedo ad ANPI così come lo chiedo agli insegnanti presenti e a tutti gli studenti – non solo sulla storia e sulla memoria del parlamentare socialista. Ma lavorare sul lessico del parlamentare ucciso dai sicari di Mussolini; lavorare sulle sue parole. Parole quali “dignità”. Parole quali “ragione morale”; in qualche misura più pregnante e più forte della parola “libertà” – che pure implacabilmente innerva il pensiero del parlamentare di Fratta Polesine, che, apostolo dei braccianti della sua terra, si pone come punto di riferimento teorico importante nel pensiero politico del ‘900.
Un ringraziamento particolare ad ANPI, all’Almo Collegio Borromeo e a Jaka, narratore di una storia che non vogliamo dimenticare."

martedì 5 giugno 2018

Concorso "Alla scoperta della Resistenza" - IV edizione 2018


La nostra sezione territoriale di Varzi - 51° Brigata “A. Capettini”, ha concluso il 2 giugno nella Sala del Consiglio comunale la IV edizione del concorso letterario “Alla scoperta della Resistenza”. Nato con l’obiettivo di tenere viva la Memoria collettiva e diffondere la conoscenza dei luoghi e delle testimonianze della Resistenza presenti sia nel territorio sia nel resto del Paese, quest'anno si è individuato il tema «Esercizi di Memoria» con l'intento di favorire la scoperta e il ricordo di luoghi, segni, persone e azioni della Resistenza, al fine di facilitare la comprensione e l’approfondimento di un movimento storico determinante nella costruzione della Democrazia e della Costituzione repubblicana.

Tra i numerosi elaborati e racconti di pregio pervenuti, sono stati premiati:

per la sezione A - alunni scuole medie:
1° premio all'opera “Frammenti di Memoria” di Chiara Bruni e Carolina Paduraru dell'Istituto comprensivo Ferrari di Varzi;
2° premio al racconto “La Resistenza di Felice” di Andrea Luigi La cognata – dell'Istituto Comprensivo Ferrari di Varzi:
3° premio assegnato a “Fratelli nella notte a modo nostro” delle classi 3° A e B scuole medie Pallavicino di Cortemaggiore – Piacenza.
Per la sezione B - alunni scuole superiori:
1° premio alla poesia “L'ultimo fiato” di Luca D'Agostino, frequentante il liceo De' Liguori di Acerra, Napoli;
2° premio assegnato all'opera “Come sempre” di Vera Lazzaro, alunna del Liceo Classico Domenico Cotugno, L'Aquila;
3° premio all'opera “Memorie di un combattente” degli alunni dell'Istituto IPSIA di Varzi.
Per la sezione C - adulti:
1° premio assegnato a “La lettera” di Luca Bucciantini, Livorno;
2° premio al racconto “Una storia dimenticata” di Marirosa Di Stefano, Pisa;
3° premio pari merito a “La guerra partigiana di Guerrino Moretti, friulano” di Dario Snaidero, Roma:
e alla poesia “Il volto della guerra” di Antonio Damiano, da Latina.





lunedì 21 maggio 2018

La morale nella politica. Considerazioni intorno al pensiero pratico di Giacomo Matteotti


Ricordando l'iniziativa "L'antibellicismo nel pensiero di Giacomo Matteotti", del giorno 30 maggio 2018 alle ore 11:00 nella Sala Affreschi del Collegio Borromeo, in collaborazione tra ANPI Provinciale e Almo Collegio Borromeo, pubblichiamo il contributo di Jaka Makuc alla riflessione sul pensiero di Giacomo Matteotti.


Giacomo Matteotti non fu mai un teorico della politica; non lo fu, e fu sempre orgoglioso di non esserlo mai stato. Nel ritratto che ne tracciò, Piero Gobetti seppe cogliere in profondità questo aspetto della cultura politica del deputato socialista:
Non ostentava presunzioni teoriche: dichiarava candidamente di non aver tempo per risolvere i problemi filosofici perché doveva studiare bilanci e rivedere i conti degli amministratori socialisti. E così si risparmiava ogni sfoggio di cultura. Ma il suo marxismo non era ignaro di Hegel, né aveva trascurato Sorel e il bergsonismo[1]. 
Questa osservazione di Gobetti è importante: essa ci rammenta, infatti, che l’agire politico di Matteotti, benché improntato a un praticismo d’efficienza, a una infaticabile ─ a tratti ossessiva ─ analisi del dato giuridico ed economico, presupponeva una formazione teorica rigorosa, alla cui robustezza e ricchezza Matteotti tenne sempre moltissimo.
Matteotti (1885-1924) si considerava un «turatiano, riformista e gradualista»[2]: dopo la formazione socialista avvenuta sotto l’influenza di Badaloni nelle campagne del Polesine, si avvicinò al riformismo di Turati, con cui si legò in una profonda amicizia che travalicava il sodalizio politico. Il suo socialismo fu tuttavia diverso da quello del maestro: «un riformismo anomalo anche rispetto a quello di Filippo Turati, più pedagogico che politico […]»[3]. Durante la sua attività amministrativa prima e parlamentare poi, Matteotti seppe distinguersi per l’eccezionale capacità organizzativa e l’impegno costante nella lotta politica:
Dunque non uomo di corrente o di fazione, ma portavoce di volontà e di energie esperimentate nella diuturna opera organizzativa e nei luoghi di lavoro, e mai come in quel momento pronte e disponibili per azioni di massa. Egli non sottovalutava l’importanza delle questioni dottrinarie, ma le vedeva indirizzate a un fine concreto, limitato nel tempo e il più possibile di pratica attuazione. La dottrina per la dottrina non lo interessava […][4].

Costituzione 70

“La Costituzione come risorsa viva” è il titolo di un ciclo di incontri sui settant’anni della Costituzione.
E’ un progetto ideato dalla Scuola di Formazione “Antonino Caponnetto”, realizzato insieme a Radio Popolare, e con la collaborazione dell’Anpi provinciale di Milano.
Sei lezioni per esaminare in modo approfondito i principi della Carta, alla luce dell’attuazione e valorizzazione della Costituzione come risorsa viva.
Gli incontri si sono tenuti alla Casa della Memoria, in via Confalonieri 14 a Milano, nel periodo dal 6 aprile al 18 maggio 2018.Ciascuna lezione è stata trasmessa in sintesi all’interno di Memos, il lunedì successivo all’incontro alla Casa della Memoria.
Per coloro che non avessero seguito gli incontri, suggeriamo le lezioni, sia le sintesi che le versioni integrali, ora disponibili su questa pagina e in podcast.


lunedì 14 maggio 2018

Il fascismo culturale nei partiti

Pubblichiamo un articolo apparso sul settimanale Left. L'autore, Charlie Barnao, palermitano, è docente di Sociologia presso l'Università Magna Grecia di Catanzaro. Attualmente sta conducendo ricerche sui fascismi nel mondo presso l'università del Nevada, Las Vegas. Da sempre collabora alle attività della sezione Anpi di Catanzaro.

Il fascismo esiste ancora? Oppure è un fenomeno da ascrivere solo a un ben determinato periodo storico, che è ormai morto e sepolto? Anche se in Italia il dibattito si accende solo in periodo elettorale, le scienze sociali, soprattutto all'estero, ha sviluppato da diversi anni un'accesa discussione sul tema.
Diciamo subito che gli studi sul fascismo, oltre ad essere difficili da realizzare, a causa della rilevanza del tema e selle sue numerose ripercussioni dal punto di vista politico e sociale, sono impegnativi anche per alcune ragioni che potremmo dire “metodologiche”, in quanto legate alla definizione stessa del fenomeno.
Fino a quando infatti non si definisce un fenomeno, non si può individuarlo, analizzarlo, né – ovviamente – si può dire se esiste o meno. I problemi legati alla definizione di fascismo sono principalmente due: il primo è che non esiste una teoria del fascismo (come invece accade per altre dottrine politiche), il secondo è che il fascismo ha una sua caratteristica intrinseca, il sincretismo: mescola insieme culture tra di loro molto diverse, spesso in apparente contraddizione reciproca. Ad esempio, nazionalismo e socialismo, populismo ed elitismo, anti-capitalismo e anti-socialismo: sono tutti oggetti culturali molto diversi tra loro che, però, nel totalitarismo tedesco e in quello italiano trovano originali forme di sintesi. Il sincretismo rende il fascismo difficilmente decifrabile in modo preciso e univoco attraverso l'osservazione empirica. Ad ogni modo, in termini molto generali, possiamo distinguere oggi almeno due tipi di fascismo: uno storico, esplicito, spesso “orgoglioso” e (almeno per la legge formale italiana) criminale e un altro fascismo che potremmo definire quasi “antropologico/psicologico” legato ad un modo di pensare e vedere il mondo.
Il primo viene studiato considerandolo un fenomeno legato principalmente o esclusivamente ad un ben determinato periodo storico (il Ventennio, parlando dell'Italia). E, con riferimento ai giorni nostri, riguarda solo – o principalmente – le componenti politiche, culturali, economiche (per molti versi irripetibili) di quella società passata alle quali, in modo esplicito e diretto, alcuni gruppi e movimenti si ispirano. Parliamo, quindi, del fascismo di chi «inneggia ai tempi che furono», richiamando gesti, simboli, ecc. del passato.