venerdì 13 ottobre 2017

Dalla memoria partigiana al presente antifascista

La memoria partigiana non rappresenta per noi l’armamentario della nostalgia; né si incarna in rituali retorici, ammantati di generici osanna alla libertà conquistata. La memoria partigiana viva e autentica impegna piuttosto la nostra Associazione a declinare nell’antifascismo la norma prima, e fondante, della Costituzione che – anno 1948 – scrive il riscatto del nostro Paese da una dittatura cresciuta al nostro stesso interno. Lo vediamo dilagare, il fascismo del nostro tempo; trovare spazi nelle nostre città, in un troppo diffuso laissez faire delle istituzioni; trovare eco in una inquietante equidistanza tra fascismo ed antifascismo che, a nostro avviso, ben descrive il sonnambulismo della ragione; e prendere la parola in ragione del “diritto di parola”, esteso anche a coloro i quali la libertà di parola l’hanno negata e ammazzata.
Ne sappiamo l’origine lontana nella ricostituzione, dicembre 1946, in partito parlamentare, utile alla vocazione antipopolare dei governi degli anni ’50. Ne ricordiamo la matrice stragista degli anni 70 e l’intreccio con pezzi di Stato deviati.
Oggi, in questo tempo sbandato, ci chiediamo se questo fascismo ancora non sia, almeno in alcune sue componenti, la traduzione xenofoba, rozza e imbarbarita di una trascuratezza etica, di una indifferenza amorale che, come scriveva Piero Gobetti, sta annidata nel profondo del sentire di questo nostro Paese. Un Paese, il nostro, che, non solo mai conobbe l’equivalente del processo di Norimberga, ma, frenato il vento del nord, e assenti i provvedimenti di epurazione nei corpi dello Stato, alimentò, anzi, nei decenni una memoria filistea, ampiamente auto assolutoria capace di produrre grandi architetture revisioniste che oggi riacquistano particolare baldanza.

Identità, nazionalità, cristianità sono alcune delle parole d’ordine del fascismo del III millennio. Cosa c’è dietro queste parole. Quali sono i grandi interrogativi sociali cui il nuovo fascismo, nel balbettio di una democrazia contratta e minimalista, va fornendo le proprie risposte. Di quali fonti di finanziamento godono le mille sigle che lo identificano. Quali facce lo travestono e quali nomi lo incarnano.
Ne parleremo sabato 14 ottobre h. 21 ( Sala Vanzati Camera Lavoro Pavia) con Saverio Ferrari responsabile Osservatorio Democratico Nuove Destre, con Marinella Mandelli Comitato Lombardo Antifascista e Roberto Cenati Presidente Anpi Provinciale Milano. La iniziativa è patrocinata da CGIL.

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