venerdì 6 ottobre 2017

No razza, sì cittadinanza

“Le parole sono pietre”, scriveva Carlo Levi.
E il lessico che usiamo definisce chi siamo e quale mondo vogliamo.
Quando – anno 2017 leggiamo la parola “razza” – articolo tre della Costituzione - , noi, cittadini e abitanti del pianeta, non possiamo ritrovarci in essa, né da essa sentirci rappresentati.
Percepiamo anzi questa parola come incongruente intrusione nella splendida architettura lessicale e valoriale della Costituzione repubblicana.
Per questo, guardiamo con grande interesse alla prossima pubblicazione del volume collettivo “No razza, Sì cittadinanza” , curato da Manuela Monti e Carloalberto Redi, in presentazione il 12 ottobre h. 18:00 presso il Collegio Ghislieri, ringraziando il prof. Redi che ci ha fatto l’onore di invitarci.


La tesi del volume intesa a dimostrare l’inesistenza della “razza”, smontandone i pretesi fondamenti scientifici e antropologici, si costituisce quale passaggio propedeutico alla futura presentazione di un progetto di legge di iniziativa popolare inteso alla cancellazione della parola “razza” dalla Costituzione: su questo terreno la nostra organizzazione è un interlocutore particolarmente sensibile.
La cancellazione di questa parola rappresenta, infatti, a nostro avviso, uno dei modi, certo non l’unico, per contrastare il razzismo del nostro tempo.
A dispetto dell’inesistenza della “razza”, il “razzismo”, questo sì, continua ad esistere, a manifestarsi e a propagare il proprio venefico livore tra i cittadini, costruendo tra uomini di provenienze diverse steccati interiori e distanze mentali più potenti del filo spinato e più ardui da abbattere del cemento del muri che, guardati a vista da uomini armati, sorgono in alcuni Paesi indegni di dirsi europei.
Il razzismo non è un arcaico relitto affiorante dal passato, ma uno degli ingredienti della modernità, là dove essa va declinando la vertiginosa crescita delle diseguaglianze e l’arretramento di ampia parte dell’agire politico dagli obiettivi alti della parità dei diritti e dell’uguaglianza tra cittadini.
In questo iato, trovano spazio “gli imprenditori politici del razzismo”, (cit. Alberto Burgio, Il razzismo)  partiti o movimenti xenofobi che “promuovono una lettura dei conflitti in chiave identitaria ed esistenziale”,  costruendo nel migrante e richiedente asilo “il nemico” colpevole della insicurezza metropolitana, della disoccupazione e del disagio sociale.
L’abolizione dall’articolo tre della parola “razza” certamente non cancellerà il razzismo.
Ma togliendo al razzismo la spietata presunzione di rappresentare una “verità di natura” lo andrà delegittimando come espressione che si arroga il diritto di pensarsi come “ politica”.
La sostituzione della parola “razza” con altra espressione, civilmente più degna, può contribuire a schiudere la porta stretta di un nuovo umanesimo solidale, il cui raggiungimento, quale inapplicato lascito della lotta di liberazione, resta tra gli obiettivi della nostra organizzazione.

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